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femminicidio …anche per teen ager!

beatricepesimena

mi è bastato il titolo, mi sono bastati quei due numeretti 15 lei, 16 lui, sono dei numeri piccoli, così piccoli che ci stanno in in 4 mani; sono così pochi quegli anni, a quell’età non hai neanche fatto in tempo a pensare cosa-farò-da-grande, è così breve quella vita che non sei neanche donna o uomo,  sono così pochi quegli anni che neanche sommati fanno una persona adulta, adulta davvero.

ma allora come sopravviviamo a anche a questo? è già così difficile accettare l’idea che il mostro troppo spesso non è quello dei film horror , ma è il marito, compagno, fidanzato, amante, ma almeno una volta identificato si riesce anche a dare un nome: femminicidio. Ma questa volta, quale nome daremo? teenagericidio? 

come fa uno che fino a due anni fa io avrei chiamato bambino, magari ragazzino ad accumulare in così poco tempo tempo una rabbia, una ferocia e una…

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femminicidio …anche per teen ager!

mi è bastato il titolo, mi sono bastati quei due numeretti 15 lei, 16 lui, sono dei numeri piccoli, così piccoli che ci stanno in in 4 mani; sono così pochi quegli anni, a quell’età non hai neanche fatto in tempo a pensare cosa-farò-da-grande, è così breve quella vita che non sei neanche donna o uomo,  sono così pochi quegli anni che neanche sommati fanno una persona adulta, adulta davvero.

ma allora come sopravviviamo a anche a questo? è già così difficile accettare l’idea che il mostro troppo spesso non è quello dei film horror , ma è il marito, compagno, fidanzato, amante, ma almeno una volta identificato si riesce anche a dare un nome: femminicidio. Ma questa volta, quale nome daremo? teenagericidio? 

come fa uno che fino a due anni fa io avrei chiamato bambino, magari ragazzino ad accumulare in così poco tempo tempo una rabbia, una ferocia e una cattiveria tale da considerare che la propria fidanzatina (mi fa orrore anche la parola in questa storia) possa essere ammazzata e bruciata e abbandonata.

Io a 18 anni la cosa più violenta che ho fatto davanti al tradimento del mio fidanzatino diciannovenne è stato quello di strappare in mille pezzi le nostre foto e di buttargliele addosso.  E’ mi sono pure sentita cattiva. 

Sento che davvero questo caso ha sfondato il muro della follia, sono rimasta ferma davanti al titolo dell’articolo qualche secondo, come se il mio cervello non volesse collegare l’ennesimo caso di femminicidio a quei due numeretti: 16 e 15.

Non è che io consideri i ragazzi degli angeli, non è che io li consideri immuni da cattiveria, avidità, egoismo, violenza etc. Quello che mi fa riflettere è l’abbassamento pericolosissimo della soglia minima di età per la quale cominciare a ritenere possibile e fattibile un femminicidio. 

E’ mai esistito davvero l’amor cortese, la galanteria, la donna che non si tocca neanche con un fiore? E’ mai esistito davvero il romanticismo? Ed è mai esistito davvero il femminismo? “peace and love”, il corpo è mio e faccio quello che voglio?

E dove è finito tutto se poi una donna, in quanto donna, in quanto femmina si sarà guadagnato questo macabro finale della sua vita, quello cioè di morire ammazzata, strangolata, dissanguata, bruciata, seppellita… in quanto donna!

Francesca e le altre…

francesca e giovanni
francesca e Giovanni

Non ho molto da aggiungere su tutto quello che ogni italiano onesto può pensare di giovanni falcone e su ogni uomo che per la lotta alla mafia ha perso la vita. Invece voglio pensare a Francesca, Francesca Morvillo una donna che ha che ha perso la vita per amore. eh sì che vivere in quelle condizioni, con la paura addosso, la scorta, la tensione, le immagini di morti ammazzati attorno a loro, deve essere stata dura. Francesca ha accettato di amare Giovanni in condizioni  disumane. Non era unica, no davvero, anche altre donne come lei hanno amato uomini che avevano dedicato al loro vita al servizio dello Stato. Cosa pensava Francesca? quanti dubbi e quanti tormenti? colei che ama un uomo che combatte la mafia, combatte anche contro se stessa, ne sono sicura. colei che ama un uomo che combatte la mafia deve accettare il fatto che quella lotta invade la sua vita, invade i pensieri stessi della coppia.  quella lotta, quel crederci lo deve condividere  assolutamente e non perché corre il rischio di rimanere vittima essa stessa, ma perché altrimenti non potrebbe sostenere il costo morale di una vita così. Francesca e le altre donne che hanno amato uomini che hanno combattuto la mafia rischiando e trovando la morte, sono sempre state donne sorridenti, con quel sorriso che serve a dare forza a sì stesse prima che a lui, sono state sempre state  donne serene, anche se con la paura accanto, sono sempre state determinate anche se conoscevano il mostro che avrebbe potuto porre fine alla loro felicità; sono state donne che da madri non hanno insegnato l’odio verso gli assassini del loro padre, ma a continuare a crederci.

Le voglio ricordare oggi, Francesca e le altre, le vorrei ringraziare per aver amato quegli uomini morti per migliorare la vita di tutti, morti per un senso di giustizia e legalità che  a troppi suscita ancora indifferenza se non anche fastidio, incomprensione.  Le vorrei ringraziare Francesca e le altre, perchè quegli uomini morti anche per me, li hanno amati anche a nome mio.

 

Sebastiano Zanolli e la scoperta della creatività a Nove

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con sebastiano… tra le ceramiche di Nove

A Nove, “terra della Ceramica”

Una serata a parlare di “creatività” insieme a ragazzi e ragazze che hanno partecipato ad un interessante progetto appunto sulla Creatività. Special guest Sebastiano Zanolli manager, scrittore, formatore, pensatore, comunicatore.

www.sebastianozanolli.com

seba
Immagine Sebastiano Zanolli

Molti spunti interessanti, riflessioni argute, considerazioni geniali.

questa secondo la frase chiave della serata, riportata da Sebastiano:

Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono”, da LA CHIAVE A STELLA di Primo Levi .

E’ una grande verità che non molti conoscono, nemmeno quelli che amano il proprio lavoro, invece è la chiave di tutto. In questi tempi così bui dove il lavoro è sinonimo di qualcosa che sempre si accompagna ad un’accezione negativa: il lavoro che non c’è, il lavoro precario, il lavoro nero, il lavoro non pagato, il lavoro raccomandato, il lavoro non più cercato, il lavoro umiliato,  illavoro ricattato…

e invece Seba stasera è riuscito a farlo diventare un sogno, il sogno di poter cercare, trovare e far diventare lavoro il talento, qualsiasi talento che c’è in ognuno di noi. Perché lui ne è convinto, ognuno ha dentro di sè un talento,” una speciale predisposizione innata per qualcosa.”

Io non so se i ragazzi e le ragazze premiati stasera per le loro opere d’arte, per le loro creazioni, pensano di aver trovato il loro talento, ma certamente questo evento ci convince che tutti nella vita meritano di trovare la loro strada o che comunque quella strada non bisogna mai smettere di cercarla.

Molto brava, la mia amica Valeria Ferraro che conosco per altre esperienze passate e condivise sul sociale, impegnata in questo evento come consigliere nel Comune di Nove.
Così anche il Sindaco di Nove, Manuele Bozzetto, che in questo progetto ci crede molto perché sa che ogni ragazzo o ragazza è una risorsa che fa bene alla comunità.
Questa serata nasce da un progetto “Impara l’arte” http://youtu.be/W2AjlKwXBjs .
http://www.comune.nove.vi.it/upload/bando_impara%20l’arte%20def.pdf‎

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volantino serata

alla Festa di MACONDO ci sarò anch’io

con stoppiglia
l’abbraccio di Giuseppe
macondo2013
macondo 2013

 

il 25 e 26 maggio torna la festa di Macondo a Bassano del Grappa

 
“Macondo è un’associazione che aggrega
attorno alla convinzione della possibilità di fratellanza,
di condivisione di un’uguaglianza fondamentale.
Del sogno che sia possibile una comunità
dove le diversità non contino
se non come opportunità e modi e forme
di un arricchimento per tutti.
In un arricchimento individuale che sia, allo stesso tempo,
ragione e risultato dell’arricchimento di tutti.
In cui il massimo della proiezione verso l’altro
coincida con il massimo dell’inabissamento dentro di sé.
In cui l’arricchimento della comunità
sia la sempre incompleta somma della ricchezza di ognuno.
In cui, insomma, l’arricchimento degli uni
non dipenda dall’impoverimento degli altri
Mario Bertin”

Nella parte veneta della mia vita, Macondo è stata una presenza importante.
Giuseppe Stoppiglia è il prete che in assoluto amo di più. L’ho amato da subito, da quando conoscendomi e abbracciandomi mi ha accolto nella sua amicizia come una bambina, della quale però ha subito conosciuto l’anima, le origini, lo spirito.
C’è chi, frequentandomi per molto tempo non ha mai colto la mia vera essenza. Stoppiglia è un uomo che guarda oltre lo sguardo e le parole, guarda oltre. Non credo che sia per i suoi anni in Brasile, per il suo immenso e ricco passato, per la sua considerazione personale della Chiesa, per le montagne alla cui ombra è cresciuto, per tutte le donne, preziose maestre, della sua famiglia, per il suo amare l’umanità come ama se stesso, per una ricchezza interiore straordinaria ed una capacità di accogliere nei suoi occhi blu ogni fratello o sorella.
La festa di Macondo è la sua espressione, la festa, l’incontro, l’abbraccio, l’ascolto, il guardarsi negli occhi, la riflessione profonda e condivisa.
la festa di Macondo è un abbraccio sorridente che dura due giorni e ti sembra sempre che finisca troppo presto.
la festa di Macondo è la mia casa sociale, quella dove incontro volti e sguardi di persone con le quali sono certa di condividere il sogno di un mondo migliore.
e Macondo è entrata nella mia casa, quella vera, reale facendomi accogliere ospiti sconosciuti che venivano da luoghi distanti e ogni volta non sapevo chi avrei accolto, ma ogni volta sono entrate in casa delle persone sconosciute e sono usciti degli amici.

anche quest’anno a Macondo ci sarò anch’io, non posso proprio mancare.

dai miei libri.. “uno sguardo così”

Come gli manca uno sguardo così. Se non lo conosci vivacchi e non ti manca. Ma se una stronza ti ha posato addosso quelle ali lì, ti ha fatto sentire l’eroe di una sceneggiatura temeraria, rimani tutta la vita un mendicante che va in giro a cercare quelle palpebre che si aprono solo per guardarti e si chiudono per imprigionarti.

Margaret Mazzantini, Nessuno si salva da solo.