#femminicidio

Siena SENONORAQUANDO
Siena SENONORAQUANDO

Eppure sento che si può fare di più, molto di più.

Insomma qualcosina succede, è vero, i giornalisti tanto per cominciare non usano più o quasi più la frase, delitto passionale; un articolo sul femminicidio viene letto, anche se poi cambiando il nome di donna, la storia è sempre quella. Si dice femminicidio l’uccisione di una donna in quanto donna, in quanto femmina per mano del suo  marito/compagno/amante/fidanzato etc.

La convenzione di Instanbul certo, anche l’Italia passetto dopo passetto  l’ha ratificata, ma il percorso non è ancora terminato, C’è ancora tanto da fare.

Poi il Parlamento,  la Presidente della Camera che pronuncia la parola femminicidio nel suo discorso di insediamento, anche quello un bel passo avanti, ma c’è ancora da fare.

Qualche partito, il mio ad esempio, non per falsa modestia, ma è vero, il mio partito questa emergenza non l’ha messa da parte, Assolutamente è nell’agenda delle cose importantissime da affrontare. Ma i numeri sono impietosi e in questo strano e torbido governo, si fa tutto quello che si può, ma non basta. C’è tanto da fare.

Le associazioni nel territorio, le iniziative locali sono sempre di più. Tante, tantissime. Ma sì combatte sempre contro i mulini a vento. Non ci sono fondi per sviluppare i progetti, per attivare servizi, per garantire tutela, per fare prevenzione, per portare avanti personale, per formare professionalità. C’è tanto, davvero tanto da fare.

E poi ci sono quelle come me, che se c’è da scendere in piazza si scende, se c’è da firmare una petizione si firma, se c’è da sostener un’iniziativa la si sostiene.

Quelle come me che ogni volta che viene uccisa  una donna, si spegne un sorriso; ogni volta che viene uccisa una donna, si intravedono,  dietro quelle poche righe di un articolo di cronaca,  tutto il dolore, l’ingiustizia, l’assurdità di un’altra storia finita male. quelle come me che  non hanno intenzione di stare a guardare, perché no, non si può assistere ad un flagello, ad uno sterminio senza neanche provare a fare qualcosa. Fare qualcosa assieme.

Quelle come me non risolvono i problemi del mondo, anzi a stento risolvono i propri di problemi; non sono paladine, non sono amazzoni, sono solo donne, a volte madri, che hanno quel dannato istinto di salvare la specie, la loro specie. Una questione primordiale forse.

Se c’è qualcosa che si può fare, la si deve fare, assolutamente. Non possiamo crescere dei figli, maschi e femmine ed essere indifferenti a certe cose. C’è qualcosa che è sfuggito alle nostre madri se per molti, troppi uomini l’idea di amore, coppia, libertà,  si è deformata in possesso, appartenenza, punizione estrema, C’è qualcosa che il mutamento della società ha prodotto e continua a produrre , di sbagliato,  di degenerato,  se una donna alla fine è solo un corpo. Un corpo da ammirare, da  volere, da possedere, da pensare di amare e alla fine quando il corpo prende vita e cerca di allontanarsi, alla fine quel corpo si può punire, togliendo per sempre quella vita che aveva dentro.

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“Succede. Uno …

“Succede. Uno si fa dei sogni, roba sua, intima, e poi la vita non ci sta a giocarci insieme, e te li smonta, un attimo, una frase, e tutto si disfa. Succede. Mica per altro che vivere è un mestiere gramo. Tocca rassegnarsi. Non ha gratitudine, la vita, se capite cosa voglio dire.”
Alessandro Baricco

omnia tempus habent

Un mio amico, un uomo che stimo molto, ha un tatuaggio sul braccio. una frase in latino “omnia tempus habent”. Io non amo i tatuaggi, in particolare non amo le cose scritte sul corpo. Come si fa a farsi incidere un pensiero sulla pelle?  Però quella frase, incisa sulla pelle mi ha colpito molto.

Oggi rifletto su quella frase, certamente non mi farei mai un tatuaggio, però riconosco che è una grande e inconfutabile verità:

c’è un tempo per ogni cosa e ogni cosa ha il suo tempo, tutte le cose hanno il loro tempo, comunque  la si voglia tradurre è proprio così: nella vita c’è un tempo per ogni cosa.

c’è un tempo per imparare e un tempo per insegnare

c’è un tempo per ricevere e un tempo per dare

c’è un tempo per raccogliere una sfida e un tempo per gettare la spugna

c’è un tempo per guardare avanti e un tempo per non dimenticare il passato

c’è un tempo per essere adulti e un tempo per riscoprirsi bambini

c’è un tempo per andare fino in fondo, fino alla fine della pagina, anche quella più brutta e un tempo per voltare pagina

c’è un tempo per prendere un treno che passa una volta sola e un tempo per lasciarlo passare

c’è un tempo per chiedere perché e un tempo in cui non serve più chiedere perché.

c’è un tempo per guardare in faccia la realtà e un tempo per lasciare andare la fantasia e l’immaginazione,

c’è un tempo per concludere e un tempo per iniziare

c’è un tempo per parlare e un tempo per stare in silenzio

c’è un tempo per ricordare e un  tempo per dimenticare

c’è un tempo per gli altri e un tempo per sè stessi

tutte le cose hanno il loro tempo, proprio tutte

non un tempo eterno per ogni cosa, anzi un tempo breve,brevissimo talvolta,  ma ogni cosa ha il suo tempo e sbagliare i tempi è sempre un grosso errore  sbagliare i tempi crea sempre un caos. A volte , mi pare,  è la vita stessa che sbaglia i tempi, non sempre siamo noi;  la vita, il destino e noi stessi.

Allora forse basterebbe vivere, fare le cose nel tempo giusto, ogni cosa nel suo tempo     …omnia tempus habent!