Ernesto Che Guevara #la violenza dell’amore” 


Sapevo da sempredi quel posto nascosto,

che nel volere, 

evitavo esplorare. 

Nella carne

si celava l’angoscia 

che non trovava dimora,

un angolo acuto

dove sovente, 

raggomitolato su me stesso,

come foglia autunnale

tremavo del “vento”.

Lo spirito, nella difesa,

innalzò barriere

costruì labirinti di falsa potenza

dedali di sentimenti deviati

a confondere,

più ad ingannare.

Ma nulla ostacolò

-la violenza dell’amore-

che come un uragano 

distrusse i fregi 

del falso barocco,

che strappò 

alla placenta di mattoni

quel vecchio ragazzo impaurito.

Nulla fu argine

a quel vento forte

che spogliò il finto guerriero

della sua armatura di latta.

Fu subito smarrimento

confusione e stupore,

dolore e collera,

fu la rabbia di una labile logica

che mal si prestò alla sconfitta .

La mente accusò il cuore

d’esser penetrato

nella sua fortezza,

con l’infame inganno

d’un cavallo di Troia.

L’intelletto s’additò

e mai si perdonò

del fianco aver prestato

al fuoco che non controllò.

Il tempo nel vago si consumò 

e tutto all’inizio ritornò, 

come allora

a ricostruire con pazienza

quel nido d’apparenza,

dove rannicchiarsi con pudore

in quella solitudine ovattata 

per non SENTIRE

dove non vergognarsi 

delle proprie fragilità.